L’intolleranza

Leggendo un articolo del Post, ho potuto riflettere sul termine Islamofobia. Secondo l’articolista tale termine non ha senso perchè le rimostranze che vengono fatte all’Islam sono di natura ideologica, non razziale, non etnica e come non esiste il comunismofobia, Legafobia, etc. non dovrebbe esistere nemmeno questo termine. Insomma si fanno solo normali obiezioni di natura ideologica (la figura della donna, come va punito un furto, etc.).

Non sono d’accordo sul fatto di accusare d’Islamofobia chi la pensa diversamente, come a voler tacciare la persona con una accusa equivalente al discrimine su base razziale.

In realtà però i musulmani talvolta sono anche oggetto di discrimine, di pregiudizio, ostacolati nella costruzione di luoghi di culto, etc. solo in base alla religione professata. Una cosa simile potrebbe anche accadere con un’ideologia politica, per esempio qualora esistesse il pregiudizio che tutti i comunisti facciano o potrebbero far parte delle Brigate rosse e gli si impedisse di associarsi e di prendere parte alla vita politica del paese.

Queste non sono normali obiezioni, è intolleranza dettata da paure ed avversione.

I cattolici per esempio nei confronti dell’Islam hanno due linee di pensiero:

  1. Essere tolleranti, pro accoglienza, favorevoli al dialogo interreligioso
  2. Essere dei neo-crociati, insofferenti se non al dialogo in sè, al modo di dialogare finora avuto, in guerra contro lo straniero che nel mondo perseguita i suoi fratelli nella fede.

Sicuramente la paura di attentati, dell’integralismo islamico, di essere perseguitati a casa propria ed una sorta di “occhio per occhio” creano episodi d’intolleranza.

Il ritorno della basilica di S. Sofia a moschea spaventa il mondo occidentale perchè l’Islam anche in Turchia non viene più mitigato dalle posizioni laiche di Atatürk, che ponevano un freno alle derive integraliste, e perchè un domani questo potrebbe succedere anche alle nostre chiese.

I nostri ordinamenti giuridici non sono così robusti al cambiamento quanto si spererebbe e di fatto potrebbe accadere che una rappresentanza lecitamente eletta possa stravolgere perfino la Costituzione (solo l’essere Repubblica non può essere cambiato).

Per cui ci si rifà ad una sorta di paradosso della tolleranza di Popper, che afferma che una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti al suo interno, per cui bisogna essere a propria volta intolleranti con esse per non soccombere.

Nel far ciò, a prescindere dall’avere una provata minaccia in tal senso, si va talvolta contro gli stessi principi costituzionali. Quindi l’intolleranza diventa programma politico e dal piano etico-filosofico ci si sposta a quello partitico. Certa area politica vorrebbe ergersi a difensori dei valori religiosi e della propria identità nazionale, paradossalmente aggirando alcuni principi etico-giuridici che ne costituiscono i valori civili fondanti.

Per quanto finora espresso esiste questa avversione su base pregiudiziale dell’Islam, causata dalla paura e quindi il termine Islamofobia lo trovo corretto riferito ai fenomeni di intolleranza religiosa dettati dal timore. Così come trovo corretto il termine omofobia se si è intolleranti, “schifati” ed avversi all’uomo omosessuale, mentre non lo è se si esprime solo un giudizio di natura morale sull’atto. In questo caso sarebbe come esprimere un giudizio morale su qualsiasi altro campo etico e bioetico (aborto, eutanasia, etc.).

È importante ribadire che l’intolleranza può essere sì argomento di dibattito politico, ma è soprattutto un oggetto etico-filosofico. Mi si potrebbe obiettare che non ha importanza, in un contesto liberale come il nostro puoi esprimere un pensiero di carattere politico, scientifico, filosofico, religioso, etc. e non farebbe differenza. Il fatto è che non tutti siamo liberi di esprimerci, in realtà non lo sarebbe nessuno in maniera assoluta, ma diciamo che alcuni hanno più limitazioni di altri ed anche perchè nel dibattito avere un’idea “neutra” ti permette di essere ascoltato da più persone. Per questo motivo si rende necessario non far ricadere la presenza/assenza di tolleranza a mera questione politica.

Per esempio, un sacerdote non potrebbe esprimere un parere in merito alla costruzione di moschee perchè ci si aspetta che:

  1. debba essere se non indifferente alle questioni di un altro culto, perlomeno contrario alla sua esistenza perchè dal suo punto di vista in errore
  2. si debba occupare, in veste di sacerdote, della cura delle anime del gregge a lui affidato e non di questioni politiche non inerenti al proprio culto o comunità di fedeli

Se un sacerdote prendesse parte al dibattito, lo farebbe come comune cittadino e non come riferimento morale. Per cui se la Chiesa insegna e favorisce l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e predica tolleranza e libertà religiosa, è perchè si è schierata politicamente a sinistra.

Io sono per la tolleranza, non perchè mi aspetto pace ed una situazione da casa della Mulino Bianco o per antipatia nei confronti di certi politici, ma perchè la reputo un valore meglio rispondente alla regola d’oro dell’etica della reciprocità: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.” (Lc 6,31)

Il perdono

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
4 Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
5 Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.
7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.
9 Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
13 Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso
.
15 Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
17 Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
18 poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

Quando parliamo di perdono lo associamo a cancellazione della colpa, al “distogli lo sguardo dai miei peccati”. Ma quanto ci risulta difficile distogliere questo sguardo, quanto è difficile non serbare rancore, non rinfacciare le manchevolezze ogni volta che riaffiorano perché se ne presenta una nuova o la stessa un’altra volta. Per quelle ferite di poco conto si può riuscire a dimenticare, ma per ciò che ci ha fatto veramente male ci può sembrare impossibile, neanche il tempo sembrerebbe guarirlo. Forse dopo molto tempo si smorzano questi sentimenti negativi, a volte ci vogliono settimane, altre mesi. Il vero perdono non è umano, non è un qualcosa che con le nostre sole forze riusciremmo ad ottenere, ma un dono di Dio da chiedere con tutto se stessi. In questo articolo di Aleteia viene trattato molto bene questo argomento, non viene colpevolizzato chi non riesce a dimenticare il male subito, ma si premia come si riesce a superare il trauma, come non lo si rinfaccia, come non si serba rancore, come si perdona incondizionatamente.

Il Padre Nostro recita “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, la Misericordia che riceveremo sarà proporzionale a quella che daremo, ma essa non è un bene che assaporeremo solo in futuro, è un qualcosa che dà felicità adesso. Il rancore, il rivivere il nostro male, lo spezzarsi di una relazione ci procura solo dolore, il perdono invece fa stare bene noi e gli altri, ricostruisce ciò che era rotto. Questo non significa che ogni volta deve ritornare tutto come prima, non tutte le relazioni si mantengono, ma in ogni caso non vivi con sentimenti di vendetta, voglia di “far provare all’altro quel che abbiamo provato noi”, di dispetti. Si è liberi da queste catene di sofferenza che fanno male a noi quanto a tutti gli altri. C’è un momento non ben delineato in cui da vittime si passa ad essere carnefici.

Una cosa in particolare dell’articolo mi ha colpito: quello che non bisogna fare!

“Se non posso dimenticare, allora, ciò che posso fare è far sì che questi ricordi non determinino il mio modo di trattare chi mi ha offeso. Non posso incasellarlo nella sua mancanza e pensare che farà sempre lo stesso. Non posso condizionare il mio atteggiamento nei suoi confronti, il mio affetto o il mio rifiuto.

Non posso trattarlo con un certo disprezzo o una certa lontananza. Non posso diffidare sempre delle sue intenzioni e pensare che non cambierà mai. Non posso giudicarlo e allontanarmi dalla sua presenza. Non posso desiderare che soffra ciò che ho sofferto io. Devo costruire su quella roccia, sulla mia storia.

Non posso decidere che il ricordo scompaia, ma posso decidere come agire, come trattare colui che Dio mette nuovamente sul mio cammino, come confiderò in lui anche se una volta mi ha tradito. Non è facile, ma è il cammino della pace e dell’unità.”

Questo significa amare veramente, è facile amare quelli che ci trattano e ci fanno sentire bene, ma il nostro amore si misura anche nella nostra capacità di amare quando ci fanno del male. Non esiste cosa più bella dell’amore ed al contempo più difficile.

Sangue di drago

 
di Rancore

 

Sai che principeggiare è un’arte
E che ogni principe che si rispetti
Deve essere blu come il cielo, avere virtù
Trafiggere spettri
Ogni principe che si rispetti
Dovrebbe tenere un cavallo fedele
Da trattare come lo spirito
Come chi naviga fa con le vele
E conoscere i nomi di tutti i velieri
E conoscere i nomi di popolazioni
Che portano nuovi misteri da terre straniere
Instaurare la pace tra fate e i gnomi nei boschi uggiosi
E difendere il re e la regina
Mostrando vigore alle prime occasioni da eroi coraggiosi
E tenere i segreti
Perché un mentore dice “Diventerai uomo”

Ogni principe per essere uomo deve essere virtuoso, deve conoscere tutti i popoli, deve saper instaurare la pace, deve difendere la patria, deve essere coraggioso e mantenere i segreti.


E fidarsi di un mago che sogna quel giorno
Di stare affiancato a quel trono
Fare a gara con gli altri principi
Per la difesa della principessa
Solo il principe che potrà vincere il drago
Che poi manterrà la promessa

Il principe deve fidarsi di questo mago, suo mentore e consigliere, che è interessato ad avere una posizione di potere al suo fianco, e per ottenerla deve fare a gara con altri principi, difendere la principessa e per poterla difendere deve esserci un drago da sconfiggere.


E se un mentore molto potente nei suoi malefici
Facesse un siero
Da far bere ai più grandi nemici del principe
In modo da renderlo fiero
Lui non era un grande guerriero a cavallo
Non era lui che dava il fieno
L’altro principe che ostacolava il suo piano
Si crede anche un principe vero

Ed allora se il nemico da sconfiggere non c’è, il mago se lo crea. Questo mago non è di alcun aiuto in verità: non è un guerriero e nemmeno serve utilmente, ma se trova qualcuno che può frapporsi fra lui e i suoi scopi lo trasforma in drago.

Ci sono diversi significati attribuibili che possono essere politici, romantici o altro. Il principe potrebbe essere l’amante che compete con altri per conquistare l’amore della principessa e qualche malalingua lo trasforma in drago o potrebbe essere un politico che demonizza il partito avversario. Però universalizzando le varie situazioni, che potrebbero dar origine allo screditare l’altro per esaltare qualcuno, se stessi o qualche idea, il mago potrebbe essere il nostro desiderio di primeggiare, di averla vinta ed il drago la persona che ci contraddice. E tutto questo combattimento lo si fa in nome della principessa, che potrebbe essere la giustizia, il bene o la ragione.

 

Questo è il canto di un cantastorie qualunque
Dentro quel regno
Che canta di principi e maghi
Come ci fosse un oscuro disegno
E racconta di draghi
Di uomini ormai destinati a sembianze orripilanti
Che solo le labbra di una principessa
Potrebbero sciogliere tutti gli incanti

E questa è la storia di questi draghi, che sono uomini abbruttiti. Sono abbruttiti non solo perché dipinti tali, in quanto trasformati dalle chiacchere della gente o da un proprio convincimento, ma anche perché a furia di sentirselo dire lo sono diventati.


Ma corrono via, corrono via sul suo cavallo
Lei non lo sa, lei non lo sa
Sono seguiti da un carro
Perché ogni principe che si rispetti
Viene affiancato all’ennesimo mago
L’ennesimo mago
Ora lo so di chi è l’incantesimo
Ora lo so nella storia chi è il drago

Ma il principe e la principessa sono inseguiti da questo “mago”, che è il vero drago, quello da cui la principessa dovrebbe essere difesa.

Girava intorno al castello convinto di essere umano
Invece era un drago
Faceva fuori chi si avvicinava
Al richiamo del sangue di drago
Poi sulla pelle a squame, come lame
È strano il sangue di drago
Lei prende fuoco se lui apre bocca e le dice “Ti amo”
È sangue di drago

Questo drago alla fine diventa veramente il “cattivo” anche se si crede un principe e per proteggersi fa fuori chi è attratto dal suo sangue, il fatto di cacciare chi gli si avvicina è una forma di difesa, ma lo scopo di questa lotta (la principessa/giustizia/bene/ragione) “prende fuoco”, che può essere inteso nel senso positivo d’infiammarsi di passione e corrispondere o in quello negativo di distruggersi e sottrarglisi, quando lui le rivela il medesimo trasporto emotivo del principe. Il drago potrebbe essere nella situazione di essere dalla parte della ragione (senso positivo) ed essere da essa corrisposto/riconosciuto oppure a causa del maleficio è condannato ad essere sempre dalla parte del torto ed appena apre bocca la ragione lo abbandona perché “prende fuoco”.

Molto bella questa immagine ambivalente ed indefinita, anche se sono portata a credere che sia la maledizione del sangue di drago a privarlo dell’oggetto del suo amore nel momento stesso in cui si dichiara.


Credono che abbia una forza leggendaria
Il sangue di drago
Dicono tutti che è un’era che durerà poco
Per il sangue di drago
Vive coi piedi nel lago e la testa per aria
Il sangue di drago
Poi quando ha i piedi per terra è una bocca di fuoco
Il sangue di drago
Prende le più dimensioni del simultaneo
Il sangue di drago
Porta la maledizione nel sotterraneo
Il sangue di drago
Nato dal gioco di un dio iracondo
Dentro una guerra nel grande marasma
Vive nel mondo e vola in un cielo di plasma
Il sangue di drago

Opposto ad un grande eroe vi è un terribile nemico e così gli si attribuiscono poteri leggendari, si promette alla collettività la sua imminente sconfitta. Il drago braccato tiene i piedi nel lago e la testa per aria, dove i nemici non lo possono raggiungere, quasi alienato, e quando ha i piedi per terra, nel mondo reale, è una “bocca di fuoco”, un’arma contro chi lo minaccia, “prende le più dimensioni del simultaneo” nel senso che esperimenta le varie realtà che coesistono in lui (l’essere principe e l’essere drago) e “vive nel mondo ma vola [con la fantasia] in un cielo di plasma”, si rifugia nel mondo digitale (il plasma dei televisori).

 

Anche essere draghi è un’arte
E ogni drago che si rispetti
Deve girare intorno alla torre
Ogni volta che tu principessa ti pettini
Non lo fai certo come le altre
Il problema è che tu ti spaventi
Sei convinta che un drago sia drago
Perché tu hai mischiato i volatili ai rettili

E qui si rivolge alla ragione, verità o bene nel senso comune, che si spaventa del drago, mentre con un bacio potrebbe spezzare l’incantesimo, questo perché è confusa e non sa riconoscere in lui un principe.

Molte volte gli uomini chiedono di avere un’occasione per poter brillare anche loro, per essere principi, per poter avere tutte quelle virtù, etc., ma l’essere considerati “draghi” li condanna per sempre a quel ruolo ed a furia di essere quello non possono essere altro.


Però è raro che un drago sia rispettato
Se è stato anche un principe prima
Risulterà molto difficile
Per gli altri draghi dargli fiducia e stima
È un pesante costume da drago
Che schiaccia l’attore della pantomima
Ma tu sei prigioniera del nulla
Cotone dentro una bambolina

Poiché prima era un principe, adesso il drago non viene accettato dagli altri draghi, fino ad un momento prima era come quelli che danno loro la caccia. Ma la verità/ragione/bene non è minacciata da nessuno, non corre pericoli, alla fine è un giocattolo nelle mani di chi è attratto dal potere ( sei “cotone dentro una bambolina”). La ragione/verità/bene viene manovrata come una bambola e piegata agli interessi di chi brama il potere.

 

Guerra, ora l’esercito è in linea
Drago, forse ora perdi la vita
Mangiati tutti gli uomini
Fradicia il mondo di lacrime, spegni le grida
Ferro, fuoco su questa collina e morte
Nuvole piene di china
Un vago principe all’ultima fila
Che crede che il bene è una folle dottrina
E ghigna con così tanta perfidia
Che i rami dei pini poi fecero brina
Quando il drago si gira nell’aria
Bloccato da corde lui tende l’arco e mira
Lascia la freccia che prende
Quel cuore di drago stracolmo di ira
Che con un bel soffio di fuoco profondo
Poi cadde nel tonfo più grande del mondo
Ma quella fu l’ultima spira
Ora che il principe è certo che lui non respira
Si aggira intorno a quel corpo
Dicendo che tutto il volere divino è risolto
Sfila la freccia dal cuore di drago
Sentendosi in mezzo agli déi
Come gli eroi salendo in sella gli altri soldati gli portano lei

E qui c’è la morte del drago per mano di un principe che crede che il bene sia una folle dottrina e che uccidendolo fa la volontà di dio, sentendosi egli stesso una divinità per questa impresa ed ottiene il suo premio, la principessa (la ragione/bene/verità).


E poi corrono via, corrono via sul suo cavallo
Lei non lo sa, lei non lo sa sono seguiti da un carro
Perché ogni principe che si rispetti
Viene affiancato all’ennesimo mago
L’ennesimo mago
Ora lo so di chi è l’incantesimo
Ora lo so nella storia chi è il drago

E dopo questa prodezza, principe e principessa sono inseguiti dal vero drago, che è sempre più vicino al raggiungimento del suo fine.

 

Girava intorno al castello convinto di essere umano
Invece era un drago
Faceva fuori chi si avvicinava al richiamo
Del sangue di drago
Poi sulla pelle a squame, come lame
È strano il sangue di drago
Lei prende fuoco se lui apre bocca e le dice “Ti amo”
È sangue di drago
Prende le più dimensioni del simultaneo
Il sangue di drago
Porta la maledizione nel sotterraneo
Il sangue di drago
Nato dal gioco di un dio iracondo
Dentro una guerra nel grande marasma
Vive nel mondo e vola in un cielo di plasma
Il sangue di drago

 

Amico mio tutta questa parola è dedicata a te
T’è di buon auspicio
Se avessi continuato a fare il mago
Forse ti avrei tolto da ogni maleficio
E se fosse stato troppo tardi
Giuro che con sotterfugi ti avrei vendicato
Con un cappio al collo adesso canto questo
Perché tu non devi essere dimenticato
Ora sto cantando a tutto il reame
Che hanno ucciso un drago che non è reale
Ma un nemico creato da chi veste bene
Su un cavallo grande ma nutrito male
Che con un inganno ha già preso il potere
Perché in pochi sanno cos’è la magia
Perché pochi sanno che alla fine della favola
Sarà un tiranno a portarla via

Questo è il canto di quel cantastorie qualunque
Impiccato dal regno
Che canta di principi e maghi
Come ci fosse un oscuro disegno

Ed una brutta fine fa anche chi denuncia l’ingiustizia subita dal drago, i complotti del mago, il quale è solo apparenza, sembra rispettabile (ben vestito), ha grandi mezzi (un cavallo grande) ma alla fine è povero dentro (nutrito male). L’inganno ha preso il potere ed alla fine della storia sarà un tiranno a portare via la magia, quella capacità di trasformare gli uomini in draghi, ovvero di stabilire cosa/chi è bene (il principe) e cosa/chi è male (il drago).


E racconta di draghi
Di uomini ormai destinati a sembianze orripilanti
Che solo le labbra di una principessa
Potrebbero sciogliere tutti gli incanti

Credono che abbia una forza leggendaria
Leggendaria
Dicono tutti che è un’era che durerà poco
Che durerà poco
Vive coi piedi nel lago e la testa per aria
La testa per aria
Poi quando ha i piedi per terra
È una bocca di fuoco, il sangue di drago
Prende le più dimensioni del simultaneo
Il sangue di drago
Porta la maledizione nel sotterraneo
Nel sotterraneo
Nato dal gioco di un dio iracondo
Dentro una guerra nel grande marasma
Vive nel mondo e vola in un cielo di plasma
Il sangue di drago

Credi in Dio, ma lega il cammello!

Una sera un maestro ed il suo discepolo giunsero ad una locanda per riposarsi. Il maestro affidò al discepolo il compito di occuparsi dei cammelli su cui viaggiavano, mentre lui si sarebbe occupato delle stanze e dei bagagli. Il discepolo dopo aver dato da mangiare alle bestie, stanco per il lungo viaggio, non legò i cammelli e pregò Dio affinché li custodisse e vi badasse. Il giorno dopo al loro risveglio i cammelli non c’erano più.

Il maestro allora con tono di rimprovero chiese al discepolo perché non avesse legato i cammelli e questi si giustificò incolpando Dio, sostenendo che Lui aveva voluto così, che lo aveva pregato di pensarci Lui e che così aveva seguito i suoi insegnamenti confidando nel Signore e nella Divina Provvidenza.
Allora il maestro rimproverò aspramente il discepolo ricordandogli che quelli non erano i suoi insegnamenti, che Dio operava con le mani dell’uomo e che affidarsi a Dio significava accettare la Sua volontà, ricordandogli tuttavia che sì tutto viene dal Signore, ma che bisogna anche lavorare come se tutto dipendesse da noi. Pur legando il cammello non si può impedire che un ladro passi di notte e se lo porti, noi siamo creature non onnipotenti, non possiamo controllare tutte le incognite della vita, non tutto dipende da noi, siamo esseri finiti e che sbagliano. Ma la nostra pigrizia, il nostro renderci conto della nostra limitatezza non ci devono indurre ad essere incoscienti, a non occuparci di ciò che ricade come nostra responsabilità.
Quindi confida in Dio, ma lega il cammello!

Questa storiella insegna sia che noi siamo operatori della volontà di Dio, Madre Teresa si definiva “una matita nelle Sue mani”, però rivela anche due errori che si commettono:

  • Credere che tutto dipenda da noi
  • Non occuparsi di quel che servirebbe perché tanto ci pensa Dio

Ogni azione/scelta che compiamo ha questa duplice natura. Per esempio una madre che deve vestire il figlio per uscire può essere iper-apprensiva e vestirlo eccessivamente pesante, di contro potrebbe non curarsene e farlo uscire a maniche corte e pantaloncini quando nevica. Anche una gita in montagna potrebbe rivelare il medesimo problema, ci potrebbe essere una persona che vuole portare perfino uno spray anti-orso (anche se lì non ce ne sono) ed un’altra che non porta in macchina nemmeno le catene a Dicembre.

Forse l’Occidente cade nell’errore del credere che tutto dipenda dall’uomo, che per affrontare anche un progetto di coppia bisogna avere tante sicurezze, forse anche fin troppe, che in realtà non ci potranno mai essere. E questo preoccuparsi troppo, fa sorgere in altri il problema opposto: il non preoccuparsi per niente. Alcuni arrivano perfino a rimproverare gli altri che si preoccupano della situazione lavorativa e della casa prima di sposarsi. In realtà queste preoccupazioni rientrano nel “legare il cammello” per chi intraprende questo progetto. Però c’è un modo sano di preoccuparsi ed occuparsi di queste cose ed uno insano dove si vogliono “sicurezze” ed “agi” al di là di quel che sarebbe fattibile ed anche necessario. Questo dipende dal nostro modo di vedere le cose. Alcuni magari possono sentirsi poveri se non si possono permettere l’iphone, ma in realtà quella non è povertà. Allo stesso modo si può credere che per sposarsi bisogna avere 25000€ e più, una casa di proprietà con marmi e televisore da 50″, mentre in realtà queste cose non sono necessarie e si può iniziare un progetto di vita insieme con molto meno.

Non è mai stato facile capire quando si è giustamente prudenti e quando invece si pecca nel far affidamento esclusivamente in se stessi e non in Dio. Basta una difficoltà che non potevamo controllare, un evento naturale e ci smarriamo, perdiamo la bussola, mentre la perdiamo nel momento in cui facciamo dipendere da noi tutto, compreso le nostre sicurezze.

Eden di Rancore


Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime è solo un codice, codice
Su queste linee solo un codice

Rancore ci sta dicendo che questa canzone, con le sue “linee” (versi), con la sua allegoria è un codice della realtà e della storia dell’umanità, tutto deve essere inteso come un qualcosa da interpretare (“codificare”), che rimanda ad altro.


L’11 settembre ti ho riconosciuto
Tu quando dici “grande mela” è un codice muto
Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq
Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria
Passo ma non chiudo, cosa ci hai venduto?
Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton
Rotolando sopra un iPad oro
Per la nuova era
Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera

In questa strofa si rivolge al male, un rimando al serpente: “Ti ho riconosciuto l’11 Settembre …” quando dei terroristi si sono schiantati contro le Torri Gemelle, “tu vuoi nemici …”, che stanno in Iraq e poi in Siria, tu vuoi separarci e ci offri sempre questa mela che è una costante nell’umanità.


Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati
Carica

E cosa comporta il morso a questa mela? Separazione, distruzione, ma anche il rimedio di Dio: “Amati e copriti”


Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra
Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione
Chi si limita alla logica
È vero che dopo libera la vipera
Alla base del melo che vuole
Quante favole racconti che sappiamo già tutti
Ogni mela che regali porta un’intuizione
Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti
È una finzione
Ora il pianeta terra chiama destinazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

E l’uomo cosa fa? Stacca la coscienza, magari s’intontisce anche in un mondo virtuale, e morde la terra, distrugge il creato. Il male ci ha separato e non ci sentiamo mai a casa in nessuna nazione, ma se viviamo di sola logica e non di amore, alla fine liberiamo “la vipera alla base del melo”. La mela è una finzione, quel che crediamo bene ed è peccato è falso, ma essa stessa allo stesso tempo porta l’intuizione (una conoscenza immediata) del suo essere inganno e che il pianeta ci chiama “a destinazione”: ritrovare l’unione, l’armonia, la pace, l’Eden.


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”


Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei? Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?

E dov’è Eva adesso? Se noi siamo le scelte che compiamo, cosa ne facciamo della mela attaccata al ramo? L’intera umanità è chiamata a fare la scelta, a non scegliere il male, a lasciarla lì attaccata al ramo.


Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome
Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi
Quante mele d’oro nei giardini di Giunone
Le parole in bocca come mele dei mafiosi
E per mia nonna ti giuro
Che ha conosciuto il digiuno
È il rimedio più sicuro
E toglierà il dottore in futuro
Il calcolatore si è evoluto
Il muro è caduto
Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro
Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime e dopo stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica
Ancora l’uomo è dipinto nella tela
Ma non vedi il suo volto, è coperto da una mela
Sì, solo di favole ora mi meraviglio
Vola, la freccia vola
Ma la mela è la stessa
Che resta in equilibrio
In testa ad ogni figlio

In questa strofa ci sono diversi riferimenti letterari ed all’arte. Questa mela è il “pomo della discordia”, quello stesso frutto che Eris, la dea della Discordia, non invitata alle nozze di Teti e Peleo, lanciò al banchetto nuziale con su scritto “Alla più bella” e che fu contesa dalle dee Afrodite, Atena ed Era. Il povero Paride fu chiamato a fare da giudice e corrotto da ogni dea con promesse. Alla fine l’avere l’amore della donna più bella al mondo (la promessa di Afrodite in cambio di quella mela) fu la causa della guerra di Troia.

Il computer si è evoluto, il muro di Berlino è caduto, ma il volto dell’uomo è ancora nascosto dal peccato. Il riferimento all’uomo nascosto dalla mela è ad un quadro di Magritte: Il figlio dell’uomo, ma allegoricamente il peccato ci nasconde ciò che siamo veramente e ci separa da noi come dall’altro. E questa mela, la scelta, rimane “in equilibrio in testa ad ogni figlio”, questa scelta si tramanda di generazione in generazione. Così il famoso episodio di Guglielmo Tell, che per non aver riverito un cappello fu punito a centrare una mela posta sulla testa del figlio, diviene il simbolo della chiamata di tutta l’umanità a scegliere, della tentazione al male che è sempre presente in noi.


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”


Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi e gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara
Mentre gridano
Guarda, stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Amati, copriti, carica

E qui si rivolge ad Eva e le vorrebbe dire di dimenticare quegli errori che entrambi hanno commesso e di guardare avanti, lasciando dietro gli altri che urlano invece di separarsi. Il riferimento all’ansia della gara è a Sanremo 2020.


“Ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Quando il cielo era infinito


Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei, ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?


Se tu fossi qui, cosa ti direi
C’è una regola sola nel regno umano
Non guardare mai giù se precipitiamo
Se precipitiamo

E dopo aver ripercorso la storia dell’umanità, Rancore ci dà anche l’indicazione di come comportarci nella caduta, se sbagliamo c’è una regola sola nel mondo umano: non guardare giù! Non guardare l’abisso, ma bisogna sempre aspirare all’Eden!

Identikit del complottista

Nella società odierna si sta facendo molta attenzione a fenomeni come bufale, complotti, cospirazioni, … sia per la viralità con cui le notizie si diffondono e sia perché hanno il potere di influenzare scelte economiche e politiche.

Questi fenomeni hanno origine da bias cognitivi, da paure e da una sorta di opposizione al cambiamento. Per certi aspetti gli uomini seguono una “legge” simile al primo principio della dinamica e tendono a mantenere il proprio stato, opponendosi inizialmente alla novità.
Questa opposizione può assumere diverse forme: irrigidimento nelle proprie posizioni tradizionali, cospirazioni di forze malvagie, chiusura a ciò che è “estraneo”, …

E quindi via libera alla ribellione contro l’autorità, che sta facendo cadere la collettività nell’errore, portandola alla rovina.
Queste notizie ci coinvolgono emotivamente perché ci scandalizzano o confermano i nostri sospetti, sospetti che, se non avessimo le prove fornite dalle fake news, magari non esporremmo nemmeno, timorosi del biasimo di tutti gli altri. E così il vincitore di Sanremo viene messo al centro di un complotto di giornalisti radical chic che vogliono fare del “razzismo al contrario”, nel senso che vogliono far passare per non razzista il popolo italiano favorendo un “egiziano” che canta in arabo e operando una scelta discriminatoria in questo modo in base ad un fattore razziale.

“Si favorisce lo straniero anziché l’italiano” … “Prima gli italiani e poi tutti gli altri” … “I musulmani ci stanno invadendo e presto avremo la sharia a casa nostra” … “Le donne tutte coperte mi creano disagio e fanno venir voglia a me maschio di coprirmi” …

Mahmood è italiano, si sente italiano, ma è una novità per molti come italiano e ne hanno paura.

Questa società che si avvia alla multietnicità e multiculturalità possiamo affermare che terrorizza ed allora quel partito, quell’ideologia politica che si dimostra tollerante al
fenomeno dell’immigrazione/invasione o a dare dei segnali di inclusività di questi immigranti (Ius soli, Ius culturae) diventano il nemico. La sinistra che appoggia questa politica è comunista, quindi sono in atto complotti marxisti atei che vogliono distruggere la nostra identità ed i nostri valori morali. I giornalisti radical chic comunisti che hanno fatto vincere Mahmood sono parte di un complotto marxista per far passare il “musulmano” buono e bello e noi non razzisti.

Nel mondo cattolico, soprattutto quello più tradizionalista, vi sono queste teorie complottiste che vedono i marxisti far precipitare la Chiesa nel baratro per mezzo del clero cattocomunista progressista. Anzi hanno nelle loro file anche altri “nemici”:
femministe, animalisti e da poco anche ecologisti (in seguito all’ecocidio definito da papa Francesco). Sono tutti marxisti mascherati che corrompono la società, la quale così si allontana sempre più da Dio.

Ma anche l’autorità scientifica è sotto accusa, molte bufale sono no-vax. I risultati di una ricerca scientifica pubblicati sul Lancet riguardanti la classificazione delle droghe, che vede l’alcol al 5o posto, mentre la cannabis al 12o, sono opera di un complotto delle lobby di cannabis.
Quando le affermazioni dell’autorità del settore non coincidono con le nostre convinzioni, il complotto segreto risolve questa discrepanza.

Ma quali fattori sostengono le teorie cospirazioniste?
I fattori sono 3:

  1. fattori epistemici
  2. fattori esistenziali
  3. fattori sociologici

I fattori epistemici sono legati al desiderio di conoscere, quando l’uomo non conosce, tende a generalizzare. In psicologia sociale e cognitiva, l’euristica è una scorciatoia di pensiero, un modo più semplice ed immediato di elaborare le informazioni esterne per
formulare un giudizio, ricavare inferenze dal contesto, attribuire significati, interpretare situazioni e prendere decisioni a fronte di problemi complessi. Facendo un paragone informatico un algoritmo euristico dà un risultato più immediato ma meno preciso di un algoritmo esaustivo che elabora invece tutte le possibili soluzioni ed informazioni. Insomma se stai precipitando da un aereo ed hai una manciata di secondi, non ti metti ad elaborare tutte le informazioni sull’assetto di volo, in base a pochi elementi fai una scelta. Le euristiche sono sostanzialmente un modo che abbiamo tutti di elaborare in maniera più immediata una mole enorme di informazioni e sono una buona cosa. I bias invece sono la loro controparte negativa e che tendono farci elaborare un pensiero errato. Per esempio, il bias di conferma ci spinge a far proprie solo le informazioni che confermano una nostra convinzione. Nel caso del complotto leggeremo solo articoli che confermano quanto supponiamo, le considerazioni di chi la pensa come noi, tralasciando le posizioni autorevoli che invece lo negano.

I fattori esistenziali fanno leva sul desiderio dell’uomo di sentirsi al sicuro. Un gruppo di individui che riesce ad accedere ad informazioni in possesso alle autorità ed in qualche modo occultate da esse o non comprese dalla massa, fa sentire degli eletti, accresce la
propria autostima.

I fattori sociali invece permettono di far parte di un gruppo e forniscono la cura a quell’isolamento dovuto anche all’essere messi da parte per le proprie posizioni.

Il dialogo di tipo oppositivo, nel tentativo di confutare le argomentazioni complottistiche, non sortirà alcun risultato, perché abbiamo visto che sono originate da bisogni profondi e secondo una logica che non segue le normali leggi di consequenzialità (“Non si sente parlare di questo fatto perché forze massoniche occultano tutto quello che lo riguarda o pagano per modificare i risultati di ricerche scientifiche per raggiungere i propri fini”).

Perché un blog?

Come tutti coloro che scrivono sono mossa da un’esigenza comunicativa che nasce da un bisogno interiore di far chiarezza sui propri pensieri, ma anche di far conoscere il proprio pensiero ad altri. Ci sono diversi mezzi comunicativi oggigiorno che si prestano a soddisfare i più svariati bisogni comunicativi (Social network, Blog, Forum, libri, giornali, …) ed ognuno ama ed apprezza quello che più sente proprio. I Social Network permettono sia di poter diffondere che di poter dibattere, hanno una vasta platea e proprio per questo si rischia dispersione, cadute di stile e diffusione di contenuti assunti acriticamente e talvolta menzogneri. I Forum sono meno dispersivi e più controllati, per anni sono stati la mia passione. Adesso mi accingo a sperimentare questo nuovo mezzo per avere più libertà di espressione senza il rischio di urtare qualche sensibilità. Su questo concetto mi si è aperto un mondo su cosa sia la provocazione, la polemica inutile e la contestazione. Come viene riferito in questo thread, una provocazione potrebbe essere il semplice esprimere più volte che si ama l’estate ed il caldo, cosa che se applicata al blog di Costanza Miriano , avendo scritto innumerevoli articoli e libri monotematici sulla sottomissione della donna, implicherebbe un ban permanente. Ma questo perché accade? Perché Blog ed ancor più libri e giornali sono meno “sociali”, più stranianti e si sceglie di leggerli sapendo più o meno cosa trattano. L’aumento della libertà personale è proporzionale alla solitudine: “io voglio”, “io questo”, “io quello” in un contesto relazionale rischia di isolare perché esiste solo l'”io” e non il “tu”. Questo non significa che è sempre un male che va evitato, anzi talvolta è una boccata di ossigeno questa “solitudine”, “pausa dall’altro” per ricaricare e recuperare la nostra realtà interiore e comprendere i nostri bisogni.

I miei bisogni in questo momento sono di divertirmi a scrivere ciò che più mi piace e per chi avrà il piacere di leggermi.

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