L’intolleranza

Leggendo un articolo del Post, ho potuto riflettere sul termine Islamofobia. Secondo l’articolista tale termine non ha senso perchè le rimostranze che vengono fatte all’Islam sono di natura ideologica, non razziale, non etnica e come non esiste il comunismofobia, Legafobia, etc. non dovrebbe esistere nemmeno questo termine. Insomma si fanno solo normali obiezioni di natura ideologica (la figura della donna, come va punito un furto, etc.).

Non sono d’accordo sul fatto di accusare d’Islamofobia chi la pensa diversamente, come a voler tacciare la persona con una accusa equivalente al discrimine su base razziale.

In realtà però i musulmani talvolta sono anche oggetto di discrimine, di pregiudizio, ostacolati nella costruzione di luoghi di culto, etc. solo in base alla religione professata. Una cosa simile potrebbe anche accadere con un’ideologia politica, per esempio qualora esistesse il pregiudizio che tutti i comunisti facciano o potrebbero far parte delle Brigate rosse e gli si impedisse di associarsi e di prendere parte alla vita politica del paese.

Queste non sono normali obiezioni, è intolleranza dettata da paure ed avversione.

I cattolici per esempio nei confronti dell’Islam hanno due linee di pensiero:

  1. Essere tolleranti, pro accoglienza, favorevoli al dialogo interreligioso
  2. Essere dei neo-crociati, insofferenti se non al dialogo in sè, al modo di dialogare finora avuto, in guerra contro lo straniero che nel mondo perseguita i suoi fratelli nella fede.

Sicuramente la paura di attentati, dell’integralismo islamico, di essere perseguitati a casa propria ed una sorta di “occhio per occhio” creano episodi d’intolleranza.

Il ritorno della basilica di S. Sofia a moschea spaventa il mondo occidentale perchè l’Islam anche in Turchia non viene più mitigato dalle posizioni laiche di Atatürk, che ponevano un freno alle derive integraliste, e perchè un domani questo potrebbe succedere anche alle nostre chiese.

I nostri ordinamenti giuridici non sono così robusti al cambiamento quanto si spererebbe e di fatto potrebbe accadere che una rappresentanza lecitamente eletta possa stravolgere perfino la Costituzione (solo l’essere Repubblica non può essere cambiato).

Per cui ci si rifà ad una sorta di paradosso della tolleranza di Popper, che afferma che una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti al suo interno, per cui bisogna essere a propria volta intolleranti con esse per non soccombere.

Nel far ciò, a prescindere dall’avere una provata minaccia in tal senso, si va talvolta contro gli stessi principi costituzionali. Quindi l’intolleranza diventa programma politico e dal piano etico-filosofico ci si sposta a quello partitico. Certa area politica vorrebbe ergersi a difensori dei valori religiosi e della propria identità nazionale, paradossalmente aggirando alcuni principi etico-giuridici che ne costituiscono i valori civili fondanti.

Per quanto finora espresso esiste questa avversione su base pregiudiziale dell’Islam, causata dalla paura e quindi il termine Islamofobia lo trovo corretto riferito ai fenomeni di intolleranza religiosa dettati dal timore. Così come trovo corretto il termine omofobia se si è intolleranti, “schifati” ed avversi all’uomo omosessuale, mentre non lo è se si esprime solo un giudizio di natura morale sull’atto. In questo caso sarebbe come esprimere un giudizio morale su qualsiasi altro campo etico e bioetico (aborto, eutanasia, etc.).

È importante ribadire che l’intolleranza può essere sì argomento di dibattito politico, ma è soprattutto un oggetto etico-filosofico. Mi si potrebbe obiettare che non ha importanza, in un contesto liberale come il nostro puoi esprimere un pensiero di carattere politico, scientifico, filosofico, religioso, etc. e non farebbe differenza. Il fatto è che non tutti siamo liberi di esprimerci, in realtà non lo sarebbe nessuno in maniera assoluta, ma diciamo che alcuni hanno più limitazioni di altri ed anche perchè nel dibattito avere un’idea “neutra” ti permette di essere ascoltato da più persone. Per questo motivo si rende necessario non far ricadere la presenza/assenza di tolleranza a mera questione politica.

Per esempio, un sacerdote non potrebbe esprimere un parere in merito alla costruzione di moschee perchè ci si aspetta che:

  1. debba essere se non indifferente alle questioni di un altro culto, perlomeno contrario alla sua esistenza perchè dal suo punto di vista in errore
  2. si debba occupare, in veste di sacerdote, della cura delle anime del gregge a lui affidato e non di questioni politiche non inerenti al proprio culto o comunità di fedeli

Se un sacerdote prendesse parte al dibattito, lo farebbe come comune cittadino e non come riferimento morale. Per cui se la Chiesa insegna e favorisce l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e predica tolleranza e libertà religiosa, è perchè si è schierata politicamente a sinistra.

Io sono per la tolleranza, non perchè mi aspetto pace ed una situazione da casa della Mulino Bianco o per antipatia nei confronti di certi politici, ma perchè la reputo un valore meglio rispondente alla regola d’oro dell’etica della reciprocità: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.” (Lc 6,31)

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