Il perdono

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
4 Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
5 Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.
7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.
9 Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.
11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
13 Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso
.
15 Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
17 Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
18 poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

Quando parliamo di perdono lo associamo a cancellazione della colpa, al “distogli lo sguardo dai miei peccati”. Ma quanto ci risulta difficile distogliere questo sguardo, quanto è difficile non serbare rancore, non rinfacciare le manchevolezze ogni volta che riaffiorano perché se ne presenta una nuova o la stessa un’altra volta. Per quelle ferite di poco conto si può riuscire a dimenticare, ma per ciò che ci ha fatto veramente male ci può sembrare impossibile, neanche il tempo sembrerebbe guarirlo. Forse dopo molto tempo si smorzano questi sentimenti negativi, a volte ci vogliono settimane, altre mesi. Il vero perdono non è umano, non è un qualcosa che con le nostre sole forze riusciremmo ad ottenere, ma un dono di Dio da chiedere con tutto se stessi. In questo articolo di Aleteia viene trattato molto bene questo argomento, non viene colpevolizzato chi non riesce a dimenticare il male subito, ma si premia come si riesce a superare il trauma, come non lo si rinfaccia, come non si serba rancore, come si perdona incondizionatamente.

Il Padre Nostro recita “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, la Misericordia che riceveremo sarà proporzionale a quella che daremo, ma essa non è un bene che assaporeremo solo in futuro, è un qualcosa che dà felicità adesso. Il rancore, il rivivere il nostro male, lo spezzarsi di una relazione ci procura solo dolore, il perdono invece fa stare bene noi e gli altri, ricostruisce ciò che era rotto. Questo non significa che ogni volta deve ritornare tutto come prima, non tutte le relazioni si mantengono, ma in ogni caso non vivi con sentimenti di vendetta, voglia di “far provare all’altro quel che abbiamo provato noi”, di dispetti. Si è liberi da queste catene di sofferenza che fanno male a noi quanto a tutti gli altri. C’è un momento non ben delineato in cui da vittime si passa ad essere carnefici.

Una cosa in particolare dell’articolo mi ha colpito: quello che non bisogna fare!

“Se non posso dimenticare, allora, ciò che posso fare è far sì che questi ricordi non determinino il mio modo di trattare chi mi ha offeso. Non posso incasellarlo nella sua mancanza e pensare che farà sempre lo stesso. Non posso condizionare il mio atteggiamento nei suoi confronti, il mio affetto o il mio rifiuto.

Non posso trattarlo con un certo disprezzo o una certa lontananza. Non posso diffidare sempre delle sue intenzioni e pensare che non cambierà mai. Non posso giudicarlo e allontanarmi dalla sua presenza. Non posso desiderare che soffra ciò che ho sofferto io. Devo costruire su quella roccia, sulla mia storia.

Non posso decidere che il ricordo scompaia, ma posso decidere come agire, come trattare colui che Dio mette nuovamente sul mio cammino, come confiderò in lui anche se una volta mi ha tradito. Non è facile, ma è il cammino della pace e dell’unità.”

Questo significa amare veramente, è facile amare quelli che ci trattano e ci fanno sentire bene, ma il nostro amore si misura anche nella nostra capacità di amare quando ci fanno del male. Non esiste cosa più bella dell’amore ed al contempo più difficile.

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