Eden di Rancore


Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime è solo un codice, codice
Su queste linee solo un codice

Rancore ci sta dicendo che questa canzone, con le sue “linee” (versi), con la sua allegoria è un codice della realtà e della storia dell’umanità, tutto deve essere inteso come un qualcosa da interpretare (“codificare”), che rimanda ad altro.


L’11 settembre ti ho riconosciuto
Tu quando dici “grande mela” è un codice muto
Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq
Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria
Passo ma non chiudo, cosa ci hai venduto?
Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton
Rotolando sopra un iPad oro
Per la nuova era
Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera

In questa strofa si rivolge al male, un rimando al serpente: “Ti ho riconosciuto l’11 Settembre …” quando dei terroristi si sono schiantati contro le Torri Gemelle, “tu vuoi nemici …”, che stanno in Iraq e poi in Siria, tu vuoi separarci e ci offri sempre questa mela che è una costante nell’umanità.


Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati
Carica

E cosa comporta il morso a questa mela? Separazione, distruzione, ma anche il rimedio di Dio: “Amati e copriti”


Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra
Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione
Chi si limita alla logica
È vero che dopo libera la vipera
Alla base del melo che vuole
Quante favole racconti che sappiamo già tutti
Ogni mela che regali porta un’intuizione
Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti
È una finzione
Ora il pianeta terra chiama destinazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

E l’uomo cosa fa? Stacca la coscienza, magari s’intontisce anche in un mondo virtuale, e morde la terra, distrugge il creato. Il male ci ha separato e non ci sentiamo mai a casa in nessuna nazione, ma se viviamo di sola logica e non di amore, alla fine liberiamo “la vipera alla base del melo”. La mela è una finzione, quel che crediamo bene ed è peccato è falso, ma essa stessa allo stesso tempo porta l’intuizione (una conoscenza immediata) del suo essere inganno e che il pianeta ci chiama “a destinazione”: ritrovare l’unione, l’armonia, la pace, l’Eden.


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”


Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei? Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?

E dov’è Eva adesso? Se noi siamo le scelte che compiamo, cosa ne facciamo della mela attaccata al ramo? L’intera umanità è chiamata a fare la scelta, a non scegliere il male, a lasciarla lì attaccata al ramo.


Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome
Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi
Quante mele d’oro nei giardini di Giunone
Le parole in bocca come mele dei mafiosi
E per mia nonna ti giuro
Che ha conosciuto il digiuno
È il rimedio più sicuro
E toglierà il dottore in futuro
Il calcolatore si è evoluto
Il muro è caduto
Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro
Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime e dopo stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica
Ancora l’uomo è dipinto nella tela
Ma non vedi il suo volto, è coperto da una mela
Sì, solo di favole ora mi meraviglio
Vola, la freccia vola
Ma la mela è la stessa
Che resta in equilibrio
In testa ad ogni figlio

In questa strofa ci sono diversi riferimenti letterari ed all’arte. Questa mela è il “pomo della discordia”, quello stesso frutto che Eris, la dea della Discordia, non invitata alle nozze di Teti e Peleo, lanciò al banchetto nuziale con su scritto “Alla più bella” e che fu contesa dalle dee Afrodite, Atena ed Era. Il povero Paride fu chiamato a fare da giudice e corrotto da ogni dea con promesse. Alla fine l’avere l’amore della donna più bella al mondo (la promessa di Afrodite in cambio di quella mela) fu la causa della guerra di Troia.

Il computer si è evoluto, il muro di Berlino è caduto, ma il volto dell’uomo è ancora nascosto dal peccato. Il riferimento all’uomo nascosto dalla mela è ad un quadro di Magritte: Il figlio dell’uomo, ma allegoricamente il peccato ci nasconde ciò che siamo veramente e ci separa da noi come dall’altro. E questa mela, la scelta, rimane “in equilibrio in testa ad ogni figlio”, questa scelta si tramanda di generazione in generazione. Così il famoso episodio di Guglielmo Tell, che per non aver riverito un cappello fu punito a centrare una mela posta sulla testa del figlio, diviene il simbolo della chiamata di tutta l’umanità a scegliere, della tentazione al male che è sempre presente in noi.


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”


Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi e gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara
Mentre gridano
Guarda, stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Amati, copriti, carica

E qui si rivolge ad Eva e le vorrebbe dire di dimenticare quegli errori che entrambi hanno commesso e di guardare avanti, lasciando dietro gli altri che urlano invece di separarsi. Il riferimento all’ansia della gara è a Sanremo 2020.


“Ta ta ta”
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito


Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del “ta ta ta”
Quando il cielo era infinito


Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei, ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?


Se tu fossi qui, cosa ti direi
C’è una regola sola nel regno umano
Non guardare mai giù se precipitiamo
Se precipitiamo

E dopo aver ripercorso la storia dell’umanità, Rancore ci dà anche l’indicazione di come comportarci nella caduta, se sbagliamo c’è una regola sola nel mondo umano: non guardare giù! Non guardare l’abisso, ma bisogna sempre aspirare all’Eden!

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